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CLAUDIA TILLOCA, "Klimt, Il Bacio"

 

C. Tilloca, Klimt, Il Bacio: l'estasi dell'abbandono ovvero il non-tempo dell'amore, in "XÁOS. Giornale di confine", Anno I, n.2 luglio-ottobre 2002, URL: http://www.giornalediconfine.net/n_2/art_9.htm

 

Se circoscriviamo l'artista al mondo femminile, Klimt certamente incarna colui che ha indagato, dal di dentro, la complessità della psiche femminile, scavando nelle pulsioni più recondite dell'animo, mettendone a nudo gli umori più segreti, le fantasie più conturbanti, le innocenze accennate, esprimendone appieno la dicotomia sempre sospesa tra fragilità e sicurezza, abbandono e potere: alfa ed omega dell'intera vita.
'Pittore di donne', così lo stesso artista amava definirsi: seduttrice crudele, ammaliatrice dei sensi, la donna incarna l'essenza stessa dell'eros, vivificatrice e mortifera, dispensatrice di piacere e dolore, di languida bellezza e conturbante sensualità.
In una sorta di climax ascendente all'interno di un tema più volte ripetuto, il Bacio può rappresentare il punto di arrivo dell'unione perfetta, simbolica di uomo-donna: il soggetto affonda le sue radici nella prima produzione klimtiana (Amore, 1895) in cui emerge, quasi leit-motiv di sottofondo dell'immaginario collettivo dell'epoca, il tema dell'amore e della passione minacciate da forze avverse, quasi un avvertimento della caducità della vita e delle umane passioni.
Ripresa e, al tempo stesso, superamento di questa concezione è la sinfonia finale del Fregio di Beethoven (1902), in cui l'esaltazione della felicità ultima nell'abbraccio amoroso - espresso in un puro erotismo di gusto coloristico - rappresenta il superamento del dolore, della malvagità e della perdizione.
Nell'Abbraccio del Fregio Stoclet (1905-1909) si assiste invece all'assenza di minacce esterne, ma tale opera, viziata forse da quella sorta di decorativismo di maniera incarnato dallo stesso Albero della vita, non trasmette appieno, volutamente o non volutamente, la passione dell'unione, frenata dalla verticalità dell'avambraccio femminile e dalla rigidità della stessa mano.
Nel Bacio (1907-1908), contemporaneo al Fregio, ciò che si percepisce è invece l'unicità di sensazione. Quasi che l'artista abbia voluto immortalare l'attimo fuggente in cui universo maschile e femminile si compenetrano, materializzato nel gesto e nella crisalide aurea in cui i due amanti sono racchiusi, in un anelito di pura sensualità ed ascesi mistica.

Nel Bacio si esprime la visione di abbandono e dedizione della donna nei confronti dell'uomo, uomo rappresentato proteso in avanti, in atteggiamento di forza protettiva e tenerezza nei confronti di chi si abbandona totalmente a lui: l'accento in questo caso si pone, quasi un'eccezione nel panorama della produzione klimtiana, sul connubio ideale, spirituale e fisico, delle due figure. Particolari espressivi quali l'estrema definizione delle mani maschili, nodose e affusolate al contempo, a contrasto con il nitore della diafana pelle della giovane innamorata, attribuiscono all'uomo una identità di approdo, di porto sicuro in cui potersi abbandonare, languidamente espresso dallo stato estatico della donna, finalmente libera di esprimersi nella sua fragilità femminile, con una mano morbidamente appoggiata sulla nuca maschile e l'altra in cerca di un tenero sostegno come in una carezza, rimettendosi a lui interamente.
Non più quindi donna conturbante e solitaria, arbitro unico del mondo maschile in un gioco di rimandi e ammiccamenti erotici, ma dualità di principi vitali che si fondono, in un reciproco scambio di sensi e amore infinito, fissato nell'attimo di compenetrazione spirituale attuata dall'atto del dare e del ricevere.
Rapiti in estasi estatica, gli amanti spiccano al centro della tela con tutta la forza espressiva del decorativismo simbolico ed allegorico di Klimt, in uno stile bidimensionale in cui lo sfondo altro non sembra che il riverbero del fulgore dell'oro dei corpi che, insieme, cinge e accoglie il momento estatico dell'Amore. Neppure il prato fiorito, con la sua vivace policromia, riesce a catturare lo sguardo. Questo è rapito dal gesto stesso e dal biancore della donna: ancora una volta protagonista, ma completa solo in quanto appagata dall'amore di colui che ama, a cui concede i suoi sensi, sentimenti, emozioni, in un abbandono totale ed incondizionato. E' ancora una volta la donna, dunque, a trasmettere la pienezza interiore più intensa, punto di partenza e di arrivo di sensazioni che in lei prendono forma e trovano la strada d'esprimersi: amore e morte, voluttà ed innocenza, salvezza e perdizione.
La netta separazione dei due sessi, evidenziata dal codice simbolico di elementi geometrici quadrati e spigolosi per l'uomo e di forme circolari e spiraliformi per la donna, trova la sua trascendenza nell'aura che circonda entrambe le figure, incarnazione dei due principi vitali a cui sembra far eco la cascata di triangoli d'oro, appendici e radici di vita, congiuntamente allo sfondo che, in una sorta di 'pendant' simmetrico, nasconde, con un sapiente gioco di trasparenze ed affioramenti, le stesse forme geometriche e sinuose dei due amanti.
Superamento, dunque, della conflittualità espressa nelle altre opere, in un crescendo di unione spirituale che si traduce in una purezza ideale, racchiusa in un'aura mistico-erotica in cui l'erotismo si percepisce in modo etereo ed impalpabile, forza vitale che si genera dall'unione dei due amanti.

Klimt, nel Bacio, è così riuscito nel difficile, se non impossibile tentativo, di fermare l'attimo di compenetrazione totale, di 'sympatheia' dell'amore, fissando in una dimensione a-temporale ed a-spaziale quel gesto di respiro cosmico che vive di per sé, incarnato nell'intreccio degli amanti. Irreale e reale al tempo stesso, il Bacio immerge lo spettatore in un mondo onirico di non-tempo, unica realtà spazio-temporale in cui trovano modo di esprimersi i sensi primordiali e le pulsioni vitali. Il fascino del quadro risiede nell'impossibilità di compenetrazione in tale perfetta, simbolica, eterna unione, nell'inafferrabilità di quel vago che l'avvolge, di cui si percepisce l'essenza ma non la sostanza, nell'ineffabilità ed indefinibilità di quell'atmosfera da subire. Mondo onirico, dunque, dove cessano i contatti con l'esterno ed in cui il non-tempo scaturisce dalla fissità del gesto incastonato tra preziosismi bizantineggianti, assolutezza stellare dello sfondo, astrattezza coloristica delle vesti, in un'atmosfera di totale estraniazione dal mondo.

 


Immagini - riferimenti bibliografici

1. 'Amore', 1865*
2. 'Il bacio', 1907-1908*

* Immagini tratte da M. Chini, Klimt, Giunti


3. 'Fregio di Beethovrn: Gioia, bella scintilla divina', 1902*
4. 'L'Abbraccio', cartone per il Fregio Stoclet, 1905-1909*

* Immagini tratte da G. Néret, Klimt, L'Espresso