HOME > ARCHIVIO >SONO INNOCENTE! LA QUERULOMANIA NEGLI SCRITTI PARANOICI
Antonino Bucca
Sono innocente! La querulomania negli scritti paranoici
1. Delirio, rivendicazione, querulomania
La storia della psicopatologia è stata anche la storia delle ricostruzioni di mondi immaginari popolati da orrendi “fantasmi”, gli stessi a cui i malati mentali attribuiscono la loro triste disgrazia. Storie personali, appunto, simili a narrazioni. Nei casi di follia, infatti, traspare il bisogno dell’esposizione minuziosa di vicende in cui però lettura della realtà si pone al di là del senso comune. E, proprio dall’esigenza del malato di dire la sua verità, si apre uno squarcio sul suo immaginario inquietante.
Da sempre, la parola dei deliranti paranoici – dei folli lucidi – è stata prevalentemente una parola scritta. Poiché la parola scritta costituisce il segno che meglio di tutti gli altri può servire a fissare la verità nelle molteplici declinazioni che essa può assumere: la verità delle circostanze, dei fatti accaduti, della realtà tangibile ecc. La parola scritta costituisce perciò lo strumento per rappresentare la forma immutabile, incancellabile, verificabile delle credenze morbose. Essa incarna la certezza dell’inviolabilità del pensiero paranoico al di là di qualsiasi tentativo di forzatura o di equivoco.
I tratti salienti del delirio lucido paranoico possono essere condensati nell’impossibilità del malato di far riferimento al senso autocritico. La denominazione clinica di paranoia, tuttavia, conserva il sapore romantico delle descrizioni ottocentesche (Kraepelin 1922). Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, le manifestazioni deliranti lucide sono state meglio indicate come delusional disorder (Winokur 1977). E, com’è noto, anche per le più recenti classificazioni psichiatriche le manifestazioni cliniche della paranoia sono considerate nel grande e variegato ambito dei disturbi psicotici, appunto come disturbo delirante (apa 1999).
Di convinzioni paradossali si nutre ogni delirio. Nel delirio lucido paranoico (continueremo a usare la definizione più antica e romantica) emerge tutto il rancore aggressivo del malato ribaltato sui presunti persecutori. A dettare i furiosi attacchi spesso riversati su messe di fogli è la credenza assoluta in una realtà immaginaria al limite dell’assurdo. L’idea di grandezza e le esperienze percepite come persecutorie alimentano il delirio di rivendicazione e le spinte alla querulomania. Cioè la disposizione compulsiva alla denuncia formale scritta, la querela da inoltrare presso tutte le autorità giudiziarie o le istituzioni ritenute competenti, affinché si avviino procedimenti penali o civili verso i presunti persecutori. Tra i temi deliranti megalomani e/o persecutori, la rivendicazione e la querulomania si caratterizzano per l’ostilità che sfocia nelle continue istanze e nei carteggi inviati alle autorità giudiziarie, politiche, religiose, alla stampa (1).
Gli scritti riportati in questo articolo rappresentano uno spaccato dei temi deliranti lucidi di querulomania. La mole di denunce e querele indirizzate alle autorità nazionali e internazionali, giudiziarie, civili, politiche, religiose e alla stampa scritte dal primo dei nostri casi clinici nei pochi anni di internamento costituiscono un piccolo saggio anche dell’esaltazione megalomane. Così come quelle scritte dal secondo caso clinico, un anziano paranoico poco colto ma instancabile querulomane, con i suoi ripetuti internamenti in manicomio incarnano l’ossessione persecutoria e la rivendicazione aggressiva dei diritti personali ritenuti oltraggiati.
2. Un caso di megalomania querulomane
In uno dei casi di paranoia da manuale, di cui abbiamo studiato un fitto carteggio, il contenuto delirante lucido di persecuzione intrecciandosi all’idea di grandezza si combina in una miscela perversa di temi egocentrici. Questa storia clinica narra di anni di lotte influenzate dalle convinzioni deliranti consumate dapprima nell’agone dello scontro politico. Internato in un ospedale psichiatrico giudiziario il malato continua la sua intensa produzione querulomane (2).
Mi sono dichiarato prigioniero politico fin dall’arresto [...]. Nonostante le incessanti richieste scritte le autorità competenti mi privano pure delle scarpe, degli indumenti, degli effetti personali, degli occhiali da vista, degli atti e miei appunti necessari per la difesa [...]. Quasi l’unica legge imperante è l’arbitrio, il crudele esercizio del potere ad uso e consumo personale. Eppure per queste istituzioni che si definiscono civili e democratiche rischiavo e rischio la vita ogni momento [...]. Le solite autorità incapaci, incompetenti, che nella maggioranza dei casi sono malate di mente e maligne e che non sanno nemmeno scrivere e parlare correttamente, si improvvisano professori di psichiatria dicendo od insinuando che sono pazzo.
Si nota subito il cliché rivendicativo decantato come un mantra ossessivo nelle migliaia di pagine scritte e inoltrate alle autorità considerate competenti. Le rivendicazioni d’innocenza passano dal rigetto di tutte le accuse alla conseguente richiesta di liberazione immediata. L’esaltazione delle qualità personali tende a imporsi sui temi di persecuzione, così come risultano evidenti gli spunti querulomani. Tutti gli scritti si chiudono con la puntigliosa registrazione dei numeri delle pagine e persino delle righe. Ogni piccola rimostranza è registrata come memoria processuale.
Esigo essere scarcerato subito perché sono innocente e poiché tutto quello compiuto contro di me è illegale e delittuoso. Ma se ciò non mi sarà concesso, esigo essere alloggiato in un istituto ed in un appartamento a norma di legge con trattamento e personale adeguato alla mia personalità ed alla mia posizione giuridica. [...] Mi si lascia morire nella più completa indigenza materiale e spirituale [...]. Autorità, se non siete morte e sotterrate o in altre losche faccende affaccendate, date qualche manifestazione di vitalità! [...] Lo stesso pretore è ignorante [...]. Quando non sa che pesce prendere chiede o acconsente alla richiesta di qualche pm, avanzo di sale di neurochirurgia e chirurgia estetica, di eseguire perizia neuropsichiatrica su di me al fine di stabilire soltanto (non so con quale scienza infusa e per opera di quale spirito santo) se all’epoca dei presunti fatti, svoltisi da diversi anni, ero sano di mente! Si da il caso che il pretore è a conoscenza che sono stato giudicato supersano e superdotato di mente dall’equipe di specialisti in neuropsichiatria di una pubblica struttura [...]. In numerosi scritti precedenti ed in questo ho denunciato solo alcune delle malefatte del pm [...] non ultima quella di fingersi cadaveri putrefatti. Non sono forse costoro i responsabili di tutte le notizie coperte dal segreto d’ufficio ed istruttorio vomitate sul mio conto quale fiume di merda in piena dai mass media? [...] Ma al fine di non aggravare il totale sfascio della giustizia, vi faccio la grazia di non sporgere querela contro la Corte d’Appello [...] pertanto accetto la sentenza con monito a che ciò non si verifichi mai più. Esigo avere subito consegnata copia di tutto il fascicolo processuale come più volte richiesto anche per iscritto.
Rivendicazioni d’innocenza e di giustizia, ripetizione stereotipa dei temi e delle formule testuali di querela, denigrazione sarcastica delle istituzioni giudiziarie. Il malato ritorna sempre più ostinato a denunciare le penose condizioni della sua inaccettabile quotidianità d’internamento. Lo fa a volte col piglio letterario del racconto ricco di dettagli minuziosi sui luoghi in cui è ristretto, con la descrizione della sua miserevole vita di ricoverato o col sarcasmo con cui si riferisce alle figure della giustizia. Altre volte si sofferma col registro stilistico usuale nei procedimenti giudiziari, azzardando querele persino contro gli stessi magistrati giudicanti. Non sembra curarsi del cambio di registro stilistico all’interno dello stesso scritto, né del passaggio repentino da un tema all’altro. L’elenco dei destinatari a cui indirizza le denunce diventa via via più lungo: comprensivo di ordini professionali, di autorità civili e giudiziarie, di istituzioni nazionali e internazionali, di capi di stato, di religiosi, di testate giornalistiche. L’argomentazione dell’ideazione delirante lucida, tuttavia, non consiste tanto nel mancare di dire qualche verità, ma appunto nella cieca insistenza e nella ostinata reiterazione fittizia con cui non si possono ammettere altre possibili letture o interpretazioni della realtà (Galimberti 1979; Bodei 2002).
Più passa il tempo e più il malato si sente catapultato al centro di complotti e di terrificanti congiure giudiziarie. Nell’intreccio trovano posto politici mafiosi, giudici prezzolati, medici compiacenti, infermieri aguzzini, internati confidenti. Le prove: alcuni articoli di cronaca riportati dai giornali locali. I temi di rivendicazione e di querela si arricchiscono così di elenchi sempre più articolati in cui compare l’uso di un gergo tecnico-forense, le citazioni di leggi e di codici penali e amministrativi.
Pensa persino che qualcosa stia cambiando. Il malato riferisce queste novità all’ingente mole delle sue denunce e le interpreta come un’evidente inversione di rotta della giustizia. Per cui, offre una richiesta di desistenza e si dice disposto a rinunciare a tutte le accuse purché sia rimesso in libertà, siano riconosciute le sue indubbie qualità morali, intellettuali e mentali, e si sospenda ogni trattamento terapeutico.
Se me lo permettete prima di tutto vorrei fare un discorso di chiarimento e di pacificazione per fugare ogni ulteriore equivoco ed evitare di creare dissapori e contenzioso tra noi persone perbene, mentre ci sono tanti delinquenti e persone pericolose socialmente da perseguire. Sono Innocente! Io sono stato sempre dalla parte della legge e della giustizia. Sto subendo danni e sofferenze incalcolabili di tutti i tipi. Sono stato considerato sano fin dalla nascita [...]. Secondo me è bene per tutti chiudere la partita subito al di là di ogni rivendicazione, diritto, dovere e formalità. Da parte mia c’è tutta la disponibilità. Sono pronto a dimenticare tutti i torti subiti, a ritirare e cancellare ogni accusa. Desidero che non si proceda contro alcuno per quanto detto o scritto da me. Desidero la pace e la pacificazione con tutti e soprattutto con le autorità. Sono illegalmente detenuto. [...] Quindi debbo essere immediatamente liberato ed assolto da ogni accusa per tanti motivi. Sono Innocente! Sono incensurato. Voi stessi avete già giudicato controproducente, dannosa ogni tipo di terapia forzata. Non ne ho bisogno, né usato mai. L’effetto è stato devastante con gravi e molteplici disturbi: collassi cardiocircolatori, stordimento, ipotensione, sonnolenza, stipsi, etc. [...]. Sono disponibile a voltare pagina, aprire un capitolo tutto nuovo. Vorrei che sia cancellato tutto il passato, le denunce, querele, esposti, etc. Non vorrei essere più costretto a scrivere a nessuno [...]. Desidero dialogare e confrontarmi senza pregiudizi con le autorità tutte. Fino adesso mi è stato impedito. Sono stati calpestati i diritti fondamentali della persona e della difesa. Quello che ho detto, scritto o fatto deve essere interpretato come una ricerca continua e disperata di dialogo con le autorità tutte. Non ho mai voluto né voglio parlare, scrivere, agire contro alcuno, tantomeno contro le autorità. Si è alzato contro di me ingiustificatamente, illegalmente un impenetrabile muro di gomma. Da tenere presente che tutti i fantomatici cosiddetti procedimenti, che vili voci anonime dicono essere a mio carico, ed ogni loro atto sono nulli ed inesistenti giuridicamente ab initio anche perché non si è mai instaurato neanche alcun rapporto processuale. Pel resto continuo a rinviare alla valanga di mie dichiarazioni e documenti già inoltrati a quasi tutte le autorità nazionali ed internazionali ed a quasi tutti i mass media del mondo [...] ed a tutti quelli che mi è stato impedito di presentare.
Ma il delirante non può che tornare alla carica con altre querele inviate alle autorità appellate con dileggio. Usando formule stereotipe ed epiteti ingiuriosi, reitera le usuali richieste, denuncia la censura sui suoi scritti, ribadisce di essere derubato e di trovarsi in costante pericolo di vita.
In molti casi di paranoia l’internamento costringe il soggetto a rimuginare sulle proprie convinzioni deliranti: ciò finisce per alimentare i deliri di grandezza, di persecuzione, di rivendicazione e di querela. L’improbabile lista di persone o di istituzioni citate in giudizio a testimoniare, da «tutta la popolazione mondiale» a «tutti gli internati» passando in rassegna esplicitamente anche alcuni capi di stato e persino il papa, costituisce senz’altro il segno di questa deriva psicopatologica che il malato non rinuncia a ribaltare e a proiettare sull’amministrazione della giustizia. Siamo in presenza di una sorta di “overinclusion” di idee deliranti che finiscono per chiamare in causa intere orde, ora nelle vesti di testimoni inverosimili ora in quelle di perfidi cospiratori.
Il malato si sente avvinto da una lotta estenuante contro le forze malefiche che lo affliggono e che lo privano persino di carta e di penna: cioè dei materiali minimi su cui fissare le idee e i termini della sua irrinunciabile azione di difesa personale. Tra la stesura di una denuncia e l’altra, tra le consuete rivendicazioni di innocenza e di giustizia, le formule testuali dei suoi scritti continuano ad arricchirsi di nuovi stereotipi, di acronimi o addirittura di dispositivi delle sentenze. Così, nelle denunce inviate ormai solo all’amministrazione giudiziaria eccepisce la nullità degli atti, nega e ribalta ogni riscontro probatorio e ribadisce di percepirsi vittima annichilita «di un ingranaggio perverso».
Rapito, sequestrato, torturato, rapinato, rubato, scippato, prigioniero politico, ridotto in schiavitù, esiliato [...]. Ogni qualvolta mi sono stati imposti ordini o mi si è fatta la grazia di darmi spiegazioni sono stati usati l’inganno e la falsità per attirarmi in vili agguati ed imboscate. [...] Mi stanno costringendo a subire torture molto peggiori del “Detenuto in attesa di giudizio” di Alberto Sordi. Spesso è stata sabotata ogni mia corrispondenza e comunicazione con l’esterno. Mi hanno sottratto persino i codici, l’ordinamento penitenziario, soldi, incartamenti processuali, carte ed appunti vari, vestiario ed altro.
La certezza assoluta dell’incedere sistematico del pensiero delirante conduce il paranoico a credere in una verità da contrapporre surrettiziamente a quella comunemente accettata e condivisa. Ma, com’era già successo qualche tempo prima, quando aveva proposto all’amministrazione della giustizia di desistere dalla propria azione giudiziaria in cambio della rinuncia a tutte le sue accuse, il malato torna ancora una volta a porgere la mano. Lo fa attraverso una memoria in cui sembra inchinarsi ma certamente non incrinare il suo pensiero. Lo fa ancora una volta per essere rimesso in libertà. Solo per questo è disposto persino a riconoscere di essere stato «pazzo» e di aver manifestato nei suoi numerosissimi scritti spesso oltraggiosi deliri di rivendicazione, di persecuzione e di querela.
Argomenta che tutto ciò era la logica conseguenza delle insopportabili condizioni del suo internamento, e della consunzione del suo corpo e della sua mente. Alcuni passi sembrano di particolare interesse. Quando “riconosce” il suo stato paranoico descrivendolo con dettagli da manuale dissimulando il ravvedimento e la guarigione. Salvo poi tornare a chiedere, allo stesso tempo, tutti gli atti dei suoi procedimenti giudiziari.
Sono stati calpestati i diritti fondamentali della persona e della difesa [...]. Sono stato costretto a dire, scrivere o compiere ciò che è stato perché esasperato dalle accuse ingiuste e false e dai maltrattamenti subiti da parte dell’amministrazione giudiziaria. Era l’unico modo per difendermi, chiedere aiuto e giustizia. Sono stato scientificamente sospinto in un vicolo cieco senza altre vie di uscita. Sono stato costretto ad attribuire ai magistrati che man mano si sono susseguiti nel processo [...], qualità criminali con vincolo associativo mafioso e terroristico di terzo livello pei delinquenziali maltrattamenti che ero costretto a subire. Così era logico per me pensare e scrivere che tutto faceva parte di un unico disegno criminoso che mi voleva capro espiatorio di altrui reati. Tanto accanimento e tante sofferenze ad un certo punto mi hanno convinto che dovevano essere loro con certezza i colpevoli [...] e che perciò cercavano di distruggermi fisicamente e mentalmente con tanti altri efferati misfatti. Loro potevano avere qualche causale a commettere reati. Io non ne avevo nessuna. Allora dal punto di vista logico era di sicuro più corretto indicare loro colpevoli con certezza che me [...]. Depongano le loro accuse infamanti, mi restituiscano la libertà ed io non avrò più motivo di pensare, dire, scrivere male di alcuni magistrati [...]. Sono stato costretto a presentare, quando mi è stata concessa la possibilità di avere carta e penna, denunce, querele ed esposti per i reati più gravi da me subiti. Sono stato e sono vittima dell’ingiustizia. Sono in fase di guarigione ed innocente [...]. Finalmente mi sono convinto che dalla commissione del primo presunto reato, fino adesso senza soluzione di continuità con periodi di acuzie sono stato affetto da vizio totale di mente per delirio di persecuzione, rivendicazione e querela accentuato dal difficile impatto con l’ambiente penitenziario. [...] Tale infermità in concomitanza di eventi psicotraumatizzanti mi riduceva in tale stato di mente da escludere la capacità di intendere e volere. L’illegalità diffusa, l’ingiusta detenzione, alcune disfunzioni dell’apparato burocratico, giudiziario, penitenziario, la mancata possibilità di esercizio dei diritti spesso mi hanno spinto a rivolgermi per linea gerarchica alle autorità al fine di ottenere rimedio. Non ricevendo risposte soddisfacenti, la malattia mi ha convinto che ci fossero complotti contro di me e mi ha costretto a rivolgermi alla magistratura al fine di ottenere giustizia. Non ricevendo neanche dalla magistratura interventi soddisfacenti, la malattia mi ha convinto dell’esistenza di complotti più grandi contro di me con l’interessamento di quasi tutti gli organi dello Stato e mi ha costretto a denunciare tutte le supposte ingiustizie in tutto il mondo. Ho già detto e scritto che desidero che non si proceda contro alcuno per quello che ho detto o scritto farneticando. La totale incapacità d’intendere e volere, lo stato d’ira determinato da fatti ingiusti altrui, mi inducevano ad interpretazioni erronee della realtà, ad esagerare i toni ed i contenuti in buona fede nelle mie richieste e denunce. Ma oltre a ciò, per fortuna non ho commesso reati di altro tipo in vita mia. Lo stato di malattia mi ha spesso spinto ad esagerate ritorsioni nel parlare e nello scrivere per le ingiuste accuse o maltrattamenti subiti. Chiedo scusa ed imploro il perdono di tutti quelli che hanno subito le manifestazioni della mia malattia mentale [...]. L’amministrazione giudiziaria e tutte le altre autorità piccole e grandi potranno stare certi che non denuncerò più nessuno perché ormai sono guarito definitivamente dal delirio di querela. Quello che ho detto o scritto sarà automaticamente cancellato dalla mia incapacità di intendere e volere. Ancora continuo a chiedere la consegna nelle mie mani dei fascicoli dei p.m. e dei fascicoli per i dibattimenti, autenticati per copia conforme agli originali.
In questo caso sembra veramente difficile trovare elementi della cosiddetta logica-analogica schizofrenica che per effetto di assimilazioni o di sostituzioni improprie di elementi ideativi eterogenei portano a soluzioni deliranti caotiche e paradossali. L’ordine del discorso nel nostro caso appare invece verosimile e coerente nei suoi nessi interni ma, ciò nonostante, palesemente libero dai limiti ordinari del ragionare: soprattutto nel momento in cui ritorna, quasi “inavvertitamente”, alle rivendicazioni usuali (Piro 1992; Bucca 2013).
Proprio la tendenza paranoica a non riconoscere le verità condivise per insistere invece su ciò che non lo è affatto, attraverso un’operazione di ribaltamento della realtà indipendente dalla correttezza delle procedure logiche adottate, produce un ragionamento fallace. Non basta affidarsi alla lunga esposizione dei fatti considerati di “tutta evidenza” per evitare di incorrere in argomenti capziosi, poiché la conseguenza più evidente è quella di cadere appunto nella retorica persecutoria: a cui non corrispondono gli effetti persuasivi desiderati (Bodei 2002).
Anche stavolta però si tratta di una brevissima parentesi prima del ritorno all’ostinazione ossessiva megalomane-persecutoria, alle consuete rivendicazioni, ai cliché ripetitivi, ai residui sarcastici, offensivi, farneticanti, dileggianti. È raro però per i paranoici negare i loro attacchi aggressivi, anche quando questi culminano nell’omicidio. Essi li giustificano invocando clemenza, richiedendo comprensione, ostentando i motivi della legittima difesa. Invece, l’amor proprio, l’altissima considerazione di sé, hanno caratterizzato l’ideazione morbosa del malato tanto da fargli rifiutare l’idea di essersi macchiato di un crimine atroce. La sua immaginazione delirante lucida si è così riverberata nell’alimentare le idee di rivendicazione e di querela.
Ma nonostante gli eccessi, la narrazione paranoica può sembrare addirittura credibile: a patto di soffermarsi al senso superficiale degli enunciati. Più o meno come succede nell’entimema dell’argomentazione retorica aristotelica, in cui l’oratore àncora il suo discorso a premesse probabili ma non necessariamente vere. L’insistenza noiosa, petulante, insolente, assoluta, irriducibilmente tesa alle ragioni deliranti diventano però lo specchio della retorica paranoica.
3. Delirio di persecuzione querulomane
Tra i tratti persecutori del paranoico, l’attitudine alla querela, alla rivendicazione scritta – relativamente a minacce, torti, discriminazioni, abusi subiti ecc. – con denunce inoltrate presso le autorità o le istituzioni competenti al fine di istruire procedimenti giudiziari o amministrativi, chiamando in causa appunto i presunti persecutori, i cospiratori e chiaramente anche i testimoni, caratterizza come abbiamo visto un aspetto non marginale del delirio lucido. Un altro caso clinico emblematico è quello di un anziano signore che ha trascorso molti dei suoi anni internato, spinto dai suoi vissuti ossessivi di persecuzione, dalle tendenze alla querulomania e dall’estrema aggressività.
Il tema della sua ideazione delirante nel corso del tempo ha toccato varie vicende legate dapprima alla separazione dalla moglie e successivamente alla convinzione di essere vittima di una truffa: il malato era assolutamente certo che qualcuno rubasse parte della sua pensione. Un filo ideale lega insieme queste circostanze che finiscono per convincere il delirante di essere vittima al centro di una congiura politico-mafiosa.
Nonostante la sua istruzione sia limitata al livello elementare, anche in questo caso i contenuti persecutori devono necessariamente trovare sfogo nelle centinaia di pagine autografe: denunce, istanze, querele. Dopo essere stato impegnato in difesa della propria persona, passando repentinamente all’attacco con numerose sortite aggressive, ora il delirio lucido del malato torna a esprimersi con le sole armi rimaste a disposizione: carta e penna (3).
Cuando sono stato internato, casualmente sono venuto a conoscenza, che ero definito (dai Medici Legali) PARANOICO con frecuenti scatti d’IRA La suddetta diagnosi e FALSA dalla prima all’ultima parola, perché posso comprovare che durante la mia vita, sono stato sempre trancuillo, dedeto alla famiglia, e allavoro.
Come nel caso precedente, il malato contesta il fatto di essere ritenuto pazzo. Naturalmente egli ribalta nelle macchinazioni della cospirazione familiare la constatazione del suo stato psicopatologico, presentando querela anche contro i suoi stessi avvocati difensori. Segue, come di consueto, una dettagliata memoria difensiva redatta di proprio pugno sulla corretta lettura della realtà dei fatti e sulle prove di inoppugnabile “evidenza” in essa riportate.
Il malato ritiene che tracce di queste prove si trovino anche nei riferimenti di alcuni articoli della stampa da cui coglie ulteriori rivelazioni, segni e conferme a proposito della congiura ai suoi danni: estesa ormai al punto da coinvolgere persino il contesto politico nazionale e internazionale. Posta la connivenza di ampie cerchie di malaffare politico-mafioso ritenute implicate in vario modo nella sua raccapricciante storia personale, il malato denuncia i diversi tentativi di soppressione di cui da anni si sente vittima. Alle “minacce” egli risponde con toni lucidi ma carichi di altrettanta violenza: benché adesso essa sia espressa solo verbalmente e a tratti con un linguaggio scurrile. I motivi delle sue rivendicazioni e della sua acredine astiosa si rifanno sempre all’annoso tema della truffa sulla sua pensione.
In’oltre mi deve ancora dare conto dei miei [...] figli, che mi avete rubato e consegnati agli sfruttatori della prostituzione e trafficanti di droga Internazionale per coprire tutto cuanto sopra scritto, e comprovato mi avete fatto marcire per anni [...] nei vari manicomi criminali sperando sempre d’impazzire e aspettare la morte in cualche Stalla di Manicomio. Invece continuo a Denunciarvi e publicare tutte le vostre porcherie alla Stampa e all’opinione publica, sino a cuando faremo una manifestazione, e d’io sarò il primo a dirti publicamente cuello che realmente Sei e Siete. Beni’nteso chi resta invita e non finisce aMMaZZato e chi non finisce ammazzato lo farò finire in cualche Stalla di Manicomio.
A parte l’insistenza sugli elementi del presunto complotto, l’esistenza della presunta tresca politico-mafiosa implicata nel suo caso e il linguaggio virulento usato, leggendo le sue denunce è indubbio che rispetto alle argomentazioni schizofreniche quelle paranoiche portano ragioni deliranti con radici storiche nei vissuti personali certamente più comprensibili e verosimili. Molti dei contenuti morbosi persecutori e querulomani o delle rivendicazioni di giustizia sono ricorrenti nei discorsi dei paranoici, specialmente nei loro affannosi tentativi di persuasione, come i dettagli minuziosi dei loro racconti o le corpose denunce con cui li accompagnano (Bucca 2012; 2014).
Da questo punto di vista sembra indifferente leggere gli scritti dei nostri due casi clinici. Tuttavia, su un aspetto quest’ultimo caso appare più ortodosso rispetto ai canoni del delirio lucido: le rivendicazioni di legittima difesa. L’anziano delirante, infatti, non contesta affatto i reati di cui è stato imputato, né tanto meno nega di aver usato le armi per attaccare le sue vittime. Egli semmai rifiuta il fatto che non sia riconosciuto il movente della difesa personale e la “cospirazione mafiosa” che la mette in pericolo. Il resto del corollario è noto: il rifiuto di essere considerato un pazzo da internare in manicomio.
Nel caso dell’agressione debo precisare: Se non ero Armato, e prevenivo l’Agressione, i [...] mi Ammazzavano, mediante pestaggio, il cuale doveva avvenire davanti alla mia abitazione. Invece ebe il tempo d’entrare, e all’interno ebe la possibità a difendermi. Come sopradetto l’Agressione era stata organizzata davanti alla mia abitazione.
La narrazione astiosa, virulenta, monotona del malato è ricca di interpretazioni fallaci e di riferimenti a fatti di cronaca mafiosa forzatamente piegati alle sue vicende personali: resta però trasparente e facilmente comprensibile. Molti dei suoi scritti sono stati oggetto di colloqui psichiatrici svolti in istituto: in alcuni di essi sono stati sottolineati i passi in cui emergevano i «contenuti di pensiero abnormi».
Come tutti i paranoici, egli non può non scagliarsi contro le prescrizioni di terapie farmacologiche con l’uso di neurolettici. Se, infatti, il soggetto si crede vittima di atteggiamenti o di condotte persecutorie e non ritiene affatto di essere in uno stato psicopatologico, allora la medicalizzazione (oltreché l’internamento in ospedale psichiatrico giudiziario) e i trattamenti clinici vengono vissuti come altrettanti tentativi di violenza personale che finiscono per rinforzare l’idea delirante.
Denuncia [...] l’Inf. [...]. Dal cuale il [...] sono stato oggetto dell’ennesima PUNTURA FORZATA di falsa terapia con il fine preciso di procurarmi l’infermità mentale. per la cuale non sono MAI STATO infermo di mente. Presente alla sudetta puntura [...] chiamati dal MOSTRO [...] cuest’ultimo procede per Ordine dei suoi Capi mafia [...] la Vittima designata perciò il [...] si trova associato alla mafia. [...] Per i motivi sopra [...] prego la S.V. Ill.ma. di procedere [...] il sudetto [...], e che sia esonorato [...] e destituito alle Atorità perché associat alla mafia responsabile del mio caso.
Il sottoscritto [...] Prega la S.V. Ill.ma se vorrà Prendere Atto Contro [...] perché in seguito alla puntura forzato Giovedi mattina mi sono stati somministrati delle compresse VELENOSE E per tutta la notte e tutt’ora sono all’estremo limite dell’Infarto. E tanti altri forti dolore alla Dome e per tutto il corpo per tanti sospendo ogni specie di terapia in’attesa d’un suo sollecito provvediment.
Quindi, in questi scritti troviamo le testimonianze dell’ossessione persecutoria, dell’esaltazione megalomane, della vocazione rivendicativa, dell’insistenza querulomane con cui i contenuti deliranti lucidi vengono articolati nei temi morbosi personali. Lo spazio lasciato alla parola paranoica, sebbene capziosa e ridondante, ha lo scopo di rappresentare concretamente i vissuti di follia, ma anche quello di focalizzare gli usi linguistici improntati alla retorica delirante.
Il dire paranoico ruota intorno all’esigenza argomentativa, alla vena persuasiva, all’abilità retorica, all’insistenza querulomane con cui questi soggetti provano senza tregua a convincere gli altri – soprattutto le autorità giudiziarie, sanitarie ecc. – delle loro incredibili convinzioni. Seppure astiose e ostili, le esperienze di follia non sono però sempre così dialoganti. La schizofrenica, in particolare, è spesso caratterizzata dalla rinuncia e dal ritiro (anche comunicativo e linguistico) in una realtà popolata solo dall’immaginario fantasmagorico del malato, in cui c’è posto quasi esclusivamente per il soggetto e per i diversi ideali del suo Io che si esprimono con altrettante voci confuse, incomprensibili, strambe (Piro 1992).
Conclusioni
I disturbi mentali si rivelano con la parola. È nel linguaggio, infatti, che si riflettono la percezione, il pensiero, gli stati di coscienza. L’analisi delle produzioni linguistiche, dunque, è utilissima per scandagliare le esperienze deliranti. Per questo, troviamo ancora interessante studiare le forme retoriche e argomentative presenti nei testi autografi dei malati allegati ai fascicoli personali conservati in vari istituti psichiatrici. In questo lavoro, basato essenzialmente sul commento delle produzioni scritte di alcuni dei soggetti più intriganti – internati perché vittime di un delirio lucido di rivendicazione e di querulomania – abbiamo lasciato spazio alla lingua della paranoia e alle sue incredibili “ragioni”.
Antonino Bucca (Dipartimento di Scienze Cognitive, Psicologiche, Pedagogiche e Studi Culturali - Università di Messina)
bucca@unime.it
1) Cfr. Bleuler 1912; Binswanger 1990; Galimberti 1979; Bucca 2013
2) I brani citati sono tratti dai carteggi dei nostri casi clinici.
3) Anche in questo caso i testi autografi sono presentati fedelmente.
Riferimenti bibliografici
American Psychiatric Association (apa), 1999, DSM-IV. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano-Parigi-Barcellona.
Binswanger, L., 1965, Delirio. Antropoanalisi e fenomenologia, trad. it. Marsilio, Venezia, 1990.
Bleuler, E.,1912, Affectivity, Suggestibility, Paranoia, New York State Hospitals Press, Utica, New York.
Bodei, R., 2002, Le logiche del delirio. Ragione, affetti, follia. Laterza, Roma-Bari.
Bucca, A., 2012, The shared ideation of the paranoic delusion. Implications of empathy, theory of mind and language, in “Journal of Psychopathology”, n. 18, 4, pp. 383-8.
Bucca, A., 2013, La follia nelle parole, Fioriti Editore, Roma.
Bucca, A., 2014, The functions of language and the understanding of mental disorders, in “Conjectura: filosofia e educação”, n. 19, 2, pp. 13-26.
Galimberti, U., 1979, Psichiatria e fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
Kraepelin, E., 1922, Psychiatrie. Ein Lehrbuch für Studierende und Ärzte, Johann Ambrosius Barth Verlag, Leipzig.
Piro, S., 1992, Parole di follia. Storie di persone e linguaggi alla ricerca del significato e del senso, FrancoAngeli, Milano.
Winokur, G., 1977, Delusional Disorder (Paranoia), in “Comprehensive Psychiatry” n. 18, 6, pp. 511-21.
Antonino Bucca, Sono innocente! La querulomania, in
"XÁOS. Giornale
di confine", gennaio 2017, -ISSN 1594-669X
URL: http://www.giornalediconfine.net/xaos_archivio/archivio/antonino_bucca_la_querulomania_negli_scritti_paranoici.htm