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"Sire - cominciò
Sherazád, rivolgendosi al Sultano - sotto il regno
del califfo Harún-ar-Rashíd, viveva a Baghdad
un facchino, che malgrado il suo faticoso mestiere era un
uomo spiritoso e allegro
un bel mattino mentre si trovava
come al solito con una grande cesta in una piazza, aspettando
che qualcuno avesse bisogno dei suoi servizi, una signora
di bell'aspetto, coperta con un gran velo di mussola gli
si avvicinò
"
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Certo la città era grande,
non era facile incontrarsi, tra i mille meandri di un labirinto,
fra maschere, archi, viuzze di mercati, tra il vociare di
bambini instancabili, una città intera in movimento
Un modo intero di colori, di occhi, di sorrisi, di
sopraccigli aggrottati e uomini solitari seduti a guardare
la gente passare
I negozi sono tutti aperti, è
giorno e la città sembra vivere in ogni suo angolo
ci si sente investiti, sono tante le cose che si
possono vedere e scoprire
la bellezza è sempre
dietro l'angolo
il mondo dei grandi, il mondo dei
bambini, questo pezzo di terra
e una lampada di Aladino
dove dentro forse dorme ancora un piccolo genio, in attesa
di essere svegliato o di essere lasciato in pace a dormire,
per ancora qualche millennio
All'imbrunire, il cielo
il sole cala a riposare
un attimo di pausa,
un attimo di silenzio anche in mezzo alla città.
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