FIRENZE: 9 FEBBRAIO - 6 APRILE 2013
ANDREA KVAS
CAMPO
Il programma espositivo annuale del Museo marino marini, early one morning, ideato dal direttore artistico alberto salvadori, prosegue con campo di Andrea Kvas, a cura di barbara casavecchia.
“campo rimanda a uno spazio d’azione, a un’orizzontalità che mi è vicina”, dice kvas. “si lega a un immaginario semplice. a volte penso al lavoro come alla cura di un giardino. un sistema vivo, dove c’è solo un costante modificare, se stessi e il giardino. non si parla di risultati, ma di effetti, ripercussioni, evoluzioni, mutazioni, cicli. campo mi fa pensare a un accampamento, alla tappa di qualcosa che è in movimento, che arriva, si ferma per un periodo e poi riparte. al gioco, ma anche alle battaglie. e’ uno spazio convenzionalmente adibito a una cosa, come d’altra parte è uno spazio espositivo”.
kvas usa il museo come terreno di prova. vi presenta quattro gruppi di opere inedite, tutte senza titolo (2012-13), che non vogliono essere site-specific. e’ piuttosto vero il contrario: i lavori di kvas nascono indipendentemente dalle caratteristiche del luogo, così come la forma di una stanza non determina a priori i movimenti che compiremo al suo interno.
kvas utilizza tutte le superfici disponibili, come nel caso dei legni e dei poliuretani realizzati per la mostra, tanto che recto e verso, sopra e sotto, fronte e retro, base e non, risultano distinzioni insignificanti, perché non esistono gerarchie nella loro realizzazione, né visione. usa moltissimi materiali, li modifica e ibrida a più riprese. interviene sugli stessi lavori a distanza di tempo per evitare di concentrare la propria pratica su un singolo oggetto e sviluppare una ‘postura’ fluida.
“campo” è anche un’espressione utilizzata da pierre bourdieu, in chiave sociale, per definire uno spazio nel quale agiscono forze che provocano effetti di campo, determinando comportamenti che mirano al mantenimento oppure al mutamento degli equilibri. per entrare in un campo, anche di gioco, bisogna accettarne le regole, dimenticandosi che potrebbero essere arbitrarie. e nel farlo, si porta con sé il proprio habitus, una “struttura strutturante” fatta di automatismi, sensibilità, schemi, che presiede alla sfera della pratica. kvas rispetta le regole di un campo per continuare a forzarne gli equilibri, a cercare di rompere la rigidità dell’habitus. “i procedimenti fisici del mio lavoro sono semplici e ripetitivi”, dice. “sto in uno spazio per il tempo necessario a dimenticarmi che ha qualcosa che potrebbe bloccarmi, come un paio di scarpe nuove che ricordi di avere ai piedi solo i primi giorni, per poi ignorarle”.
www.museomarinomarini.it
early one morming
andrea kvas - campo
a cura di barbara casavecchia
9 febbraio – 6 aprile 2013